Ashtanga Vinyasa Yoga

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“Se il respiro nutre l’azione e l’azione nutre la postura, ogni movimento diventa gentile, preciso e perfettamente stabile.”
Lino Miele (Ashtanga Yoga Research Institute)

 

 

 

 

Ashtanga Yoga significa unione degli otto rami. Negli YogaSutra di Patanjali sono dettagliati e sistemizzati gli otto stadi dello yoga che conducono all’illuminazione. Yoga è unione a tutti i livelli.

L’albero è metafora per un’espansione umana come l’essere umano è forma di una sostanza divina in continuo movimento e in costante propagazione e contrazione.

L’Ashtanga Vinyasa Yoga (Ashtanga Yoga, Yoga del respiro) attraverso le classiche sequenze di Sri K. Pattabhi Jois sistemizza le asana in sincronia col respiro.
La pratica che si acquisisce giorno dopo giorno stimola benessere profondo e predispone autonomie, interessanti ed esemplari, rispetto al ruolo del maestro.
Un peculiare effetto della pratica è la quiete mentale e la creazione di una intensa meditazione in movimento…

Un po di storia…

Sri Krishna Pattabhi Jois  fondatore dell’Ashtanga Yoga Research Institute di Mysore in India, apprese  questo metodo dinamico di yoga dal suo maestro Sri T. Krishnamacharya.

Sri T.Krishnamacharya, a sua volta proseguì  il cammino dal suo guru Rama Mohan Brahamachari studiando l’antico manoscritto “Yoga Kurunta” portatore di  tutte le Asana, i Vinyasa, i Bandha ed i Drishti delle sei sequenze dell’attuale Ashtanga Yoga

GLI OTTO RAMI DELLO YOGA

Yama: etica, principi universali
Niyama: auto-osservazione
Asana: posture
Pranayama: controllo del respiro
Pratyahara: ritiro dei sensi
Dharana: concentrazione
Dhyana: meditazione
Samadhi: illuminazione, stato di beatitudine e pace, “intuizione completa per sempre”.

CINQUE GIOIELLI DELL’ASHTANGA YOGA

Asana
Dagli Yoga Sutra: “Sthira-Sukham Asanam”, che significa: “postura comoda e stabile”. L’acquisizione di una posizione comoda e stabile permette di “conquistare la morte”, “distruggere la vecchiaia”, “ottenere i poteri (Siddhi)”. Il praticante può passare dall’essere fonte di dolore e sofferenza a essere mezzo per liberarsi nello spazio della propria vita.

Attraverso le Asana, assumiamo, per esempio la forma di:

  • animali (kumasana – la tartaruga), piante (fiore di loto), eroi leggendari (marichyasana, che ricorda il saggio Marichi)
  • oggetti inanimati (navasana – la barca)

Il Respiro Ujjayi
Ujjayi significa “vittorioso”
Questo tipo di respiro viene mantenuto durante tutta la pratica e si ottiene attraverso una parziale chiusura della glottide. Il suono che deriva dall’aria che passa attraverso la gola ha il sorprendente effetto di creare una profonda quiete mentale, fisica e spirituale.

Da questa quiete scaturisce la forza, pertanto è  chiamato “il respiro dell’eroe”.

I Bandha
Bandha significa legare, afferrare, congiungere, contrarre, controllare parti del corpo. Sono barriere energetiche che regolano il flusso di prana nel corpo sottile, impediscono di dissipare energia facendo convogliare il prana nelle nadi o canali energetici, in particolare sono in grado di risvegliare la Kundalini guidando l’energia verso l’alto attraverso il Susumma, che è la nade principale e si trova a livello del midollo spinale.

È difficile comprendere i bandha con la mente: la pratica costante li renderà tangibili.

Mula bandha
Mula significa radice, fonte, origine, base. Il blocco avviene a livello della base della colonna vertebrale che è anche la base dell’albero formato dal sistema nervoso, da un punto di vista esoterico, con la pratica del Mula bandha, lo yogi può raggiungere la vera fonte di tutto il creato, o “Mula”, all’interno di sè stesso. La posizione di questo bandha è nei maschi a livello del muscolo del perineo, mentre nelle femmine si trova alla base della cervice, si contraggono i muscoli di queste aree sollevandoli verso l’ombelico, simultaneamente la parte anteriore del basso addome, sotto l’ombelico, viene spinta indietro verso la colonna vertebrale e verso l’alto.
La pratica di contrarre i muscoli interni dello sfintere anale (Asvini mudra), aiuta ad eseguire il Mula bandha. Questo bandha viene mantenuto durante tutta la pratica tranne particolari eccezioni.

Uddiyana bandha
“Uddiyana”, significa: volare verso l’alto. L’Uddiyana bandha completo, viene eseguito espirando completamente e subito dopo tirando all’interno e verso l’alto la parte inferiore dell’addome, mentre si solleva il diaframma. Nella pratica dell’Ashtanga yoga, si tiene un’Uddiyana bandha più lieve, altrimenti quello completo impedirebbe l’inspirazione, viene effettuato tenendo un costante controllo della cintura addominale che corrisponde ad una lieve contrazione dei muscoli a tre dita sotto l’ombelico, viene mantenuto per tutta la pratica.
Durante l’inspirazione, per effetto del controllo della cintura, il diaframma va verso il basso massaggiando gli organi addominali, mentre i polmoni sono liberi di espandersi ed il torace di dilatarsi rimanendo flessibile insieme alla corrispondente parte di spina dorsale. Durante l’espirazione, i muscoli della parte inferiore dell’addome si contraggono, permettendo così il completo svuotamento dell’aria dai polmoni.

Jalandhara bandha
“Jala”, significa: rete; mentre “dhara”, significa: sostenere, supportare. Questo bandha si utilizza solo nel pranayama dell’Ashtanga yoga ed avviene spontaneamente in certe asana, come in Salamba Sarvangasanaed in Halasana. Per eseguire Jalandhara bandha, il mento viene spinto leggermente in avanti e poi portato nell’incavo tra le due clavicole, la testa ed il collo sono così ripiegati in avanti.
Nelle tecniche di pranayama dell’Ashtanga yoga, vengono utilizzati i tre bandha insieme, in questo caso si parla di: Trya Bandha, o di Mahabandha, gran blocco.

I Drishti
“Dristhi”, significa: sguardo, visione, punto di vista, intelligenza, saggezza.

Dristhi, è l’uso consapevole degli occhi durante la pratica, lo sguardo viene focalizzato in un punto esteriore, ma in realtà il vero sguardo è diretto interiormente. Il Dristhi, porta a Dharana, concentrazione, e a Dhyana, meditazione.
E’ importante che  gli occhi siano rilassati. Uno sguardo morbido, ci permette di “ammorbidire” l’attenzione portandola oltre l’apparire esteriore, verso la pura essenza interiore. Utilizzare il Dristhi durante la pratica permette anche di allineare il corpo, di dirigere correttamente l’azione durante il movimento e di aiutare il bilanciamento.

Ogni Asana ha un suo Dristhi, ce ne sono nove tipi:

Nasagrai: punta del naso, come in Purvottanasana.
Broomadhya: Ajna Chakra, terzo occhio, come in Urdhva Mukha Svanasana.
Nabi Chakra: ombelico, come in Adho Mukha Svanasana.
Hastagrai: mano, come in Trikonasana e Virabhadrasana B.
Angustha ma dyai: pollici, come in Virabadrasana A.
Padhayoragray: alluci, come in Paschimottanasana.
Parsva dristhi: a destra, come in Pashasana
Parsva dristhi: a sinistra, “ “ “
Urdva o Antara dristhi: verso l’alto, come in Utkatasana.

Il Vinyasa
“Vinyasa” significa respiro sincronizzato con il movimento. Manifesta ed esprime il fluire del prana.
Sviluppa calore, mantiene un flusso di energia all’interno della colonna vertebrale, purifica il corpo ed in particolare il sistema nervoso. 

Class Timetable

  Open Time Close Time Trainer Address
lunedì 1:00 pm 2:15 pm Ashtanga Vinyasa Yoga
lunedì 6:00 pm 7:15 pm Ashtanga Vinyasa Yoga
martedì 6:00 am 7:15 am Ashtanga Vinyasa Yoga
mercoledì 6:30 pm 7:45 pm Ashtanga Vinyasa Yoga
mercoledì 1:00 pm 2:15 pm Ashtanga Vinyasa Yoga
venerdì 6:30 pm 7:45 pm Ashtanga Vinyasa Yoga
sabato 10:00 am 11:15 am Ashtanga Vinyasa Yoga
lunedì
1:00 pm - 2:15 pm - with Ashtanga Vinyasa Yoga - at
6:00 pm - 7:15 pm - with Ashtanga Vinyasa Yoga - at
martedì
6:00 am - 7:15 am - with Ashtanga Vinyasa Yoga - at
mercoledì
6:30 pm - 7:45 pm - with Ashtanga Vinyasa Yoga - at
1:00 pm - 2:15 pm - with Ashtanga Vinyasa Yoga - at
venerdì
6:30 pm - 7:45 pm - with Ashtanga Vinyasa Yoga - at
sabato
10:00 am - 11:15 am - with Ashtanga Vinyasa Yoga - at